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Cinepresa 05 | Lavoratori di marmo

Ci sono inevitabili occasioni in cui – in un bar, davanti al semaforo rosso o nella via centrale della propria città – l’operaio e il padrone finiscono per condividere gli stessi spazi, respirare la stessa aria e – ancora inevitabilmente –  incrociare i propri sguardi. 

Lo si pensa quando si percorrono le vie e le viuzze di Carrara e di Massa. Nell’economia del marmo lo sfruttato e lo sfruttatore non si limitano a coesistere: i corpi s’intrecciano in una relazione storica fatta di squilibri e di disuguaglianze.

Accadde, a esempio, in un articolo di Repubblica del 2019 che ripercorreva la vicenda dei templi di Abu Simbel: nel 1964, gli operai italiani di Salini Impregilo furono chiamati in Egitto per salvare  i millenari templi egizi dalla sommersione causata dalla costruzione della diga di Assuan. 

Il testo, che riserva parole accorate e ampi paragrafi all’impresa della società, concede invece ai lavoratori una rapida menzione, un’appendice retorica e classista: «abilissimi operai marmisti di Carrara».

Oggi quella stessa azienda  è la capogruppo della cordata vincitrice della gara per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.