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Osservatorio O.F.W | R di rassegna

Non lo sapevo, ma il termine “marittimo” oltre a essere un aggettivo può assumere la funzione di sostantivo. In quest’ultimo caso, “marittimo” indica genericamente chi lavora nell’ambito della marina mercantile o presso strutture e/o infrastrutture nautiche o portuali. Esso dunque si discosta dal termine “marinaio” proprio per l’ampiezza del suo significato: non solo si riferisce al personale di bordo, ma comprende tutti quei lavoratori e tutte quelle lavoratrici che operano presso i porti sulla terraferma o nei servizi tecnici nautici.

@Rappler ha diffuso la battaglia di un marittimo filippino che – conscio della discriminazione salariale tra lavoratori europei ed extra-europei – ha convinto l’Istituto olandese per i diritti umani a emettere un parere secondo cui tutte le nazionalità a bordo delle navi olandesi devono ricevere parità di retribuzione ed equo trattamento.

Nella lettera interroga così l’Istituto: “per quale motivo percepisco meno della metà dei miei colleghi olandesi? È per la mia provenienza? È a causa del colore della mia pelle?”. Non conosciamo il suo nome, ma – di certo – ne possiede tanti: stando agli ultimi dati (2023) del Consiglio marittimo baltico e internazionale (BIMCO) le Filippine sono il più grande paese fornitore di marittimi al mondo.

© rappler.com

B di Blog

A

Ang Dating Pilipinas. Motto: “Dedicated to the history of the Philippines”. Un blog sostenuto da attente e argute riflessioni sulla società filippina. Voto accessibilità: molto alto. L’autrice scrive in lingua inglese.

B

Benzina Zero. Motto “In città l’auto funziona male. Andare in bici, a piedi e con i mezzi è più efficiente e spesso anche più divertente”. Un blog che nasce nel 2013 per promuovere la bicicletta e una mobilità più sostenibile rispetto al modello autocentrico.

Cinepresa 04 | Bjøvika

Bjøvika è la zona portuale dove i norvegesi fanno il bagno e prendono il sole. Un tempo l’area era destinata allo stoccaggio di container, oggi costituisce il nuovo centro urbano affacciato sul fiordo di Oslo: è percorso da numerosi locali con saune lungo il molo dove è possibile immergersi nelle acque gelate del Mare del Nord. Ma – cribbio – da dove viene tutto questo benessere?

Sempre in Norvegia, a Mongstad (Bergen), si trova la principale raffineria del paese (“e la più avanzata in Europa”)* del colosso petrolifero Equinor, controllato in maggioranza dallo Stato.

Proprio in questi giorni, circa 200 attivisti di Extinction Rebellion stanno protestando per denunciare l’industria petrolifera nazionale e smascherare “il mito dei Paesi nordici come leader verdi e progressisti”, evidenziando la contraddizione tra l’immagine eco-friendly e la dipendenza da un’economia fossile.

Il video è immerso in un tappeto sonoro di rumori industriali e assordanti di uno stabilimento generico. Purtroppo, non sono riuscita a reperire registrazioni audio specifiche di una raffineria petrolifera. Lo scopo era quello di evidenziare, attraverso la sollecitazione simultanea della vista e dell’udito, le profonde contraddizioni insite nel concetto stesso di benessere.

*fonte equinor.com

#oilkills

P.D.F. | L di libri

Reincantare il mondo. Femminismo e politica dei «commons» (Ombre Corte, 2020) di Silvia Federici è un’opera fondamentale che esplora le potenzialità rivoluzionarie dei beni comuni nella lotta contro il capitalismo patriarcale. In questo testo, Federici analizza il debito come un dispositivo di potere estrattivo, strumentalizzato da governi e istituzioni finanziarie globali per accumulare ricchezza e disgregare i legami di solidarietà sociale. La studiosa sostiene che la crisi del debito non sia un semplice fenomeno economico, ma una strategia sistematica finalizzata a smantellare la capacità delle comunità – dei villaggi come dei “comuni” urbani – di riprodurre la vita in autonomia. Questo processo viene attivamente sostituito con un sistema coercitivo volto esclusivamente alla produzione di plusvalore.

Qui per ascoltare la prima di una serie di interviste (tot. 5) a Silvia Federici

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Fine pasto. Il cibo che verrà (Einaudi, Vele, 2015) di Vito Teti è un’analisi antropologica della trasformazione del senso del mangiare: dal mondo della fame all’eccesso contemporaneo. Teti esamina come questo passaggio abbia stravolto non solo i cibi e i metodi di produzione, ma anche la salute, i corpi, le relazioni sociali. La perdita della frugalità ha segnato la scomparsa di un intero sistema di valori, alimentando sfruttamento e diseguaglianze globali.

Qui per verificare le biblioteche comunali romane dove è possibile chiedere in prestito il libro