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Ep. 04 Federica e Lorenzo, due cucchiai e un Halo-halo

S’è detto che le metafore abbiano il potere di restituire in maniera suggestiva il significato essenziale di concetti intricati, alle volte, indicibili. Difatti, come si potrebbe raccontare l’amore interculturale? Noi l’abbiamo fatto partendo da un dolce tipicamente filippino: l’Halo-halo, ovvero il “misto”. Incoroniamoci svela la sua quarta storia fatta di un solo cuore a due voci, quelle di
Federica e Lorenzo.

Si ringraziano per la creatività condivisa e il tempo dedicato:
Federica Fiorilla
Gilbert Lorenzo Manalo Balutao

Brani:
Yellow Magic Orchestra, Firecracker, Alfa Records Inc., Japan, 1978
Apo Hiking Society, When I met you, WEA records, Philippines, 1982

Per ascoltare l’episodio: clicca sul seguente link! Buon ascolto :)

Galleria | Scatti degli ultimi ventisette anni di un’italo-pinay

St.00 Tita Merli

Il mio nome è il plurale di merlo, Merli” e nel medesimo tempo indicava i pini sopra di noi. Rimasi meravigliata da tanta capacità di giocare con le parole e di connetterle con l’ambiente circostante. Non mi era mai capitato di condividere gli stessi tratti somatici e di parlare – con una donna più grande – dell’innominabile peccato sessuale, dell’importanza del divorzio, del sano egoismo. Entrambe avevamo molto simili le labbra carnose, il naso a patata, gli occhi a mandorla. Ma – era evidente – i suoi organi di senso avevano assaggiato, odorato e visto molto di più. Le rughe nel suo volto lo testimoniavano.  Entrambe eravamo  emotivamente coinvolte. La incoraggio a non piangere e le chiedo perché sprecare lacrime in un giorno così soleggiato. Tita Merli mi prende la mano “Mi hai riportato indietro, a quando all’età di ventisei anni  sono arrivata a Roma. Ero mal vista dalla comunità filippina perché piantai in asso la chiesa, mi sposai con un bianco e divenni madre molto tardi”.

♦ Sfondo musicale: Heitor Villa-lobos, Mazurka Choro for Guitar

Os.03 “Afghan hopes”

“C’era una volta” è una formula che mal si adatta a questo incipit perché “c’è ancora” speranza nel paese della segregazione di genere. Questa attesa fiduciosa nei riguardi di un evento favorevole è il nome di una giovane artista afghana, Hella, che proprio ne porta il significato . Tra le sue opere un quadro invoca questo sentimento: il paesaggio appare sovrastato dalle montagne non ancora innevate e il verde di una natura rigogliosa predomina su tutta la tela. Sulla sponda di un fiume siede un uomo, è in compagnia di una donna in procinto di raccoglierne l’acqua. Questo dipinto è intitolato “Afgan hopes”. 

Sono speranze che rischiano però di collassare. Dall’agosto del 2021 il giogo talebano continua a perseguire l’apartheid di genere, minacciando perniciosamente le battaglie delle donne afghane. In una raccolta di storie, saggi e dipinti, Afghan women at the forefront of climate change, alcune di loro – Mozhgan, Yalda, Hadia, Hella – hanno testimoniato come l’aumento di calamità naturali abbia reso ulteriormente insostenibile  la loro condizione.

Ne abbiamo parlato su DOTZ.media
♦♦ In copertina il quadro Afghan hopes dell’artista Hella Hedai